Già negli anni scorsi Formedil e CNCPT avevano richiamato l’attenzione sulle condizioni del mercato delle costruzioni e sulle sue prospettive, avviando un percorso volto a far misurare il “sistema” con le innovazioni in atto. I convegni promossi, ad esempio quelli per le aree colpite dal sisma, o l’attenzione dedicata al tema dell’asseverazione dei Modelli Organizzativi e di Gestione della sicurezza ne sono la testimonianza.
Ciò, in un quadro ancora pieno di contraddizioni, come tutt’ora si presenta, stante la perdurante difficoltà del settore nel meridione del Paese.
Come recentemente messo in evidenza con il convegno di Napoli, promosso dai nostri Enti Nazionali e come ben evidenziato dalla ricerca di cui abbiamo incaricato il CRESME, lo stato di salute dell’edilizia nel sud, è ancora molto negativo. Basti pensare che se non interverranno politiche capaci di invertire le tendenze in atto, nei prossimi 20 anni il Sud perderà milioni di abitanti e paradossalmente, cesserà anche la sua storica funzione di serbatoio di personale da occupare al Nord, dove oggi viene segnalato, nel nostro settore, un numero crescente di richieste di personale qualificato introvabile.
Nessun paese al mondo può sopportare una condizione come quella italiana, con una tale crescita degli squilibri tra aree territoriali, senza risentirne gravemente a livello generale.
Se la questione meridionale è una priorità, altrettanto importante è quella che riguarda l’innovazione; c’è stata in questo campo una accelerazione impressionante, nei vari settori produttivi, che si fa sentire con forza anche in edilizia. Dal BIM alla domotica, all’energy technology, all’interconnessione sistematica di oggetti e persone, solo per fare degli esempi, viene ridisegnato completamente lo scenario; uno scenario che già sta avendo e avrà sempre più, un impatto forte per le costruzioni.
Ma lungo quale direzione marcia il sistema formativo e della sicurezza in edilizia? Intercetta e promuove i cambiamenti in atto oppure no?
I numeri che emergono dal rapporto di attività 2019 ci danno alcune risposte, ma sollevano anche importanti interrogativi.
Lo stato di salute del “sistema” è migliore di quanto ci si potesse aspettare dopo i troppo terribili anni della crisi, da cui non ci siamo mai completamente ripresi.
Ottantotto realtà territoriali si sono unificate, i volumi complessivi della formazione sono in aumento, come il numero degli allievi, si trovano più finanziamenti esterni e si compensa così il calo delle entrate di natura contrattuale, mentre il numero dei sopralluoghi di cantiere è sostanzialmente stabile. Inoltre in molti casi, gli enti si sono parzialmente ristrutturati e razionalizzati ed hanno quindi messo alle spalle il periodo più difficile.
Nella maggior parte dei casi sono infatti in grado di rientrare nei parametri di funzionalità stabiliti dal contratto nazionale e dalle linee guida.

A cura delle Presidenze di FORMEDIL e CNCPT

 

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