GIORNATE NAZIONALI DELLA FORMAZIONE IN EDILIZIA 2017
Formiamo il cantiere: formazione, sicurezza, professionalità e innovazione.

La Giornata di riflessione nazionale organizzata dal Formedil a Roma lo scorso 18 ottobre si colloca all’interno di un percorso avviato da alcuni anni e volto a favorire una riconfigurazione della rete delle scuole edili e dell’attività di formazione alla luce dei profondi cambiamenti che hanno caratterizzato e stanno caratterizzando il mercato delle costruzioni.

Da un lato il persistere di uno stato di recessione del settore, dall’altro l’impatto “rivoluzionario” dell’innovazione tecnologica e della digitalizzazione, i profondi cambiamenti demografici e la centralità della riqualificazione e di modelli di vita sostenibili sia dal punto di vista economico che ambientale.

L’individuazione degli scenari, la messa a fuoco delle difficoltà dell’industria edilizia e delle criticità di contesto sono state al centro delle relazioni, così come il progetto del Formedil formiamo il territorio, finalizzato a lanciare una proposta di metodo e per una pianificazione di medio lungo periodo destinata a costituire un riferimento essenziale nell’individuazione di quale formazione sviluppare nei prossimi anni.

Sull’importanza di mettere in sicurezza il territorio si è soffermato in modo particolare il vicepresidente del Formedil Francesco Sannino nella sua relazione introduttiva. “I seminari organizzati dal Formedil con gli enti territoriali, a un anno dal sisma del 2016, sono stati l’occasione per sviluppare una riflessione sul ruolo della formazione nella riedificazione dell’Appennino e su come far ripartire il territorio attraverso nuovi scenari di rigenerazione, sviluppo economico e sociale in un contesto già fortemente compromesso dalla crisi. In questa complicata realtà che rischia lo spopolamento se non interviene un piano di riqualificazione integrata con le aree economiche più dinamiche e in grado di assicurare una ripresa delle attività tradizionali, e nuove prospettive produttive e di lavoro, il sistema Bilaterale delle Costruzioni è presente con un progetto di messa in sicurezza sismica, di assistenza tecnica alla ricostruzione, con programmi d’informazione e formazione alle imprese, e ai lavoratori, su sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, legalità e controllo della regolarità. L’area del cratere è paragonabile a un enorme cantiere, il più grande d’Europa, una realtà nella quale la bilateralità ha la possibilità di misurare la sua capacità di comprendere i percorsi settoriali per proiettarsi nella realizzazione di un’innovativa rete di servizio e di assistenza alle costruzioni, dove i valori culturali per un’edilizia sicura, trasparente, legale e di qualità rappresentano le fondamenta alla base del processo della riedificazione urbana. Il contributo della bilateralità a uno schema di questo genere è essenziale, e l’uso della digitalizzazione per una mappatura puntuale dell’esistente e lo sviluppo di uno schema univoco, e unitario della metodica e di dialogo tra enti per favorire la traduzione delle informazioni in azioni conseguenti, sono elementi essenziali. Mantenere il presidio sulla formazione professionale significa garantire un servizio rivolto alle maestranze, tecnici e imprese per lavorare bene: con maggiore qualità, sicurezza e innovazione, significa dare una risposta a un settore composto da maestranze con un’età media molto alta e con la necessità di acquisire le professionalità necessarie al nuovo mercato evitando che l’adeguamento delle competenze possa avvenire solo sul “campo” senza che queste vengano correttamente e contrattualmente riconosciute.”

Il direttore del Formedil Giovanni Carapella ha illustrato i risultati del Rapporto Formedil 2017 evidenziando al di là dei numeri la tenuta del sistema bilaterale della formazione edile e la sua forte integrazione con l’attività di assistenza e di monitoraggio della sicurezza nei cantieri. “Per il primo anno – ha sottolineato Carapella – la rilevazione nazionale è stata effettuata in modo coordinato con la CNCPT, in modo da favorire gli enti unitari e consentire ai due enti nazionali di ottenere un complessivo osservatorio unitario di settore su formazione e sicurezza. Le tabelle e i grafici generali, riferiti alla evoluzione del nostro sistema (si veda nota sintesi Rapporto 2017) consentono di sintetizzare per macro dati dinamiche e tendenze a cavallo della crisi, allo scopo di aiutare le parti sociali, gli addetti del settore, gli amministratori della rete degli enti territoriali a leggere i punti di forza e i punti di debolezza del sistema, capire meglio cosa è successo, cosa è cambiato, cosa c’è da aggiustare e ripensare, anche attraverso la sperimentazione e la ricerca attorno a format innovativi.” Carapella ha ricordato come “i progetti strutturali sono stati, a partire dalla riconversione del sistema formativo edile proposta dal Cda del Formedil nel 2008, uno dei terreni privilegiati di sperimentazione di format nazionali in modo omogeneo sul territorio nazionale. In particolare le attività MICS costruire in sicurezza 2009/2016, dettagliatamente analizzate all’interno del Rapporto Formedil hanno coinvolto 301.377 lavoratori, 105.898 giovani al primo ingresso in cantiere, 110.993 lavoratori a cui è stato rilasciato un “attestato formativo” abilitativo all’uso di attrezzature di lavoro.”

I progetti europei Bus.Trainer e Co.tutor presentati nel corso delle Giornate

Il direttore del Formedil ha poi evidenziato l’importanza dei progetti Micsxcapo, autofinanziato da Formedil e che ha coinvolto in due cicli di sperimentazione 43 scuole edili e circa 500 capicantiere, e Constructyvet, finanziato da Erasmus plus e coordinato da CCCA-BTP Francia, dedicati alla formazione dei capocantiere e dei capisquadra e ricordato altresì Build up skills I-TOWN ,importante progetto coordinato da Formedil che vede nel partenariato Ance, Assistal, Cna e due prestigiose Università quali il Politecnico di Torino e la Federico II di Napoli, dedicato alla formazione di blue collars su efficienza energetica e costruzione sostenibile; Bus.Trainer, progetto Erasmus plus che prende le mosse da un insieme di progetti Build up skills condotti nel Sud dell’Europa per focalizzare l’attenzione sulla preparazione dei formatori sui temi dell’efficienza energetica e della sostenibilità, coordinato da FLC Madrid; Watter Skills, sempre finanziato in ambito Erasmus plus, dedicato al tema attualissimo del risparmio idrico e della dotazione impiantistica negli edifici residenziali, Coordinato dall’agenzia portoghese per l’ambiente ADENE. “Di particolare importanza ha aggiunto anche i progetti Erasmus plus Co.Tutor, in partnership con Ance e CNC Madrid, che mette a confronto i contesti di Spagna e Italia in materia di ingresso dei giovani nelle costruzioni ,con particolare riferimento a istituti quali l’apprendistato e l’alternanza scuola lavoro, così come Somex net, coordinato da IFPME Liegi, finalizzato a sostenere la mobilità dei giovani apprendisti e allievi in formazione edile nelle azioni di mobilità e formazione all’estero con l’ausilio di strumenti tecnologici dedicati (App).” Il direttore del Formedil ha poi concluso sottolineando la forte interconnessione tra formazione professionale e politiche per il lavoro. “Legare la formazione alle politiche occupazionali, in questo quadro, appare la scelta giusta per ottimizzare l’offerta formativa elevandone la produttività in termini di sviluppo di competenze aggiuntive che rafforzino la spendibilità del lavoratore sul mercato del lavoro, con l’obiettivo di rafforzare il complesso del sistema imprenditoriale delle costruzioni. In questo quadro va rafforzato il ruolo e l’opportunità offerta dalla Borsa lavoro edile nazionale, superando le difficoltà che il progetto sta incontrando, nonostante l’impegno del Formedil e il sostegno delle parti sociali.”

E’ stata poi la volta del direttore del CRESME Lorenzo Bellicini soffermarsi sullo stato dell’arte del mercato delle costruzioni che oggi “si scontra con due visioni, quella vicina, ricca di indicatori contrastanti, incerta, volatile per usare un termine della finanza e quella di grandi onde di cambiamento strutturali, epocali, rivoluzionarie. Non tutte positive. In particolare una parte della frenata nella crescita degli investimenti in costruzioni è da attribuire alla contrazione della spesa in opere pubbliche degli enti locali, una contrazione che è arrivata come una vera sorpresa anche rispetto alle azioni e alle risorse che sembravano essere disponibili. Viceversa il comparto della riqualificazione ha continuato a crescere finendo per rappresentare nel 2016 il 73% del totale degli investimenti. La crescita dell’attività di rinnovo del patrimonio edilizio è alimentata da due componenti: una prima che deriva dai comportamenti del mercato; una seconda che deriva dalle politiche avviate a livello centrale. La prima può essere considerata una componente strutturale della domanda. Una crescita stimolata, in maniera determinante dalle misure di incentivazione, in particolare negli ultimi cinque anni 2013-2017 quando il quadro degli incentivi, come è noto, si è fatto più importante.” Bellicini si è poi soffermato su alcuni fenomeni destinati ad incidere profondamente sulla struttura e sui rapporti tra domanda e offerta nel mercato edilizio, come i cambiamenti nella struttura demografica caratterizzati soprattutto dall’invecchiamento della popolazione e dall’emigrazione dei giovani con un calo della fascia in età produttiva. “L’esasperata finanziarizzazione dell’economia, la crescita di global companies dalle dimensioni economiche di stati nazione, lo stesso sviluppo delle innovazioni tecnologiche legate al mondo dell’ICT, di internet e della digitalizzazione determinano una crescente, squilibrata distribuzione della ricchezza; è la crisi del modello sociale delle economie avanzate basato su una crescente classe media i in occidente; la crisi delle ideologie e le crescenti differenze sociali producono reazioni instabili anche all’interno di società stabili; il senso stesso delle vita viene messo in discussione da fasce marginali della popolazione più numerose del passato; nuovi modelli di crisi geopolitiche producono da un lato l’esasperarsi del modello terroristico, dall’altro derive populistiche e l’emergere di forti momenti di indecisione politica.”

Temi ripresi da Marco Panara opinionista ed editoralista de La Repubblica che si è soffermato sull’impatto sociale ed economico della quarta rivoluzione industriale che “come ogni balzo tecnologico, nasce dal fatto che le conoscenze e le tecnologie rendono qualcosa possibile. In questo caso dal fatto che l’aumento esponenziale della capacità di calcolo e delle tecnologie digitali consente di far fare dei balzi in avanti a una serie di tecnologie, dalla intelligenza artificiale ai big data, dalle stampanti 3D alle genetica, dalle biologia ai nuovi materiali, e consente anzi spinge ad una integrazione tra queste tecnologie. Una integrazione che ci consente di parlare di rivoluzione, in quanto quello che si determinerà avrà un impatto su quello che sapremo, su quello che faremo e sul modo in cui lo faremo, quindi su conoscenze, processi, prodotti, organizzazione, strutture sociali e anche modelli di comportamento, forse filosofie, comparabili se non maggiori con quelli determinati dal motore a vapore della prima rivoluzione industriale, dell’energia elettrica e del motore a scoppio della seconda, dei computer della terza. Le stampanti 3D, la robotica avanzata, la gestione digitale delle fabbriche ridefiniscono le economie di scala, in sostanza consentono di personalizzare le produzioni e produrre per i singoli mercati in stabilimenti più piccoli e più flessibili.

Ridefinire i paradigmi della competitività in un quadro geopolitico e tecnologico che stanno cambiando. La competizione in parte era già cambiata, non si compete più solo sul mercato dei prodotti ma anche in quello delle risorse, dei talenti, delle tecnologie. Ma anche se i fattori della competitività sono i soliti – infrastrutture, connessione, formazione, innovazione – quello che cambia sono le priorità e il modo in cui vengono declinati. Le infrastrutture per esempio sono una precondizione, per rendere fluida la mobilità delle persone e delle merci, e per i paesi avanzati si parla più di integrazioni, di rammendi, di completamenti di reti, di mobilità nelle città e di qualità delle città e del territorio, che di grandi opere. Infrastrutture sono anche la connessione digitale veloce e capillare, sistemi sanitari, giudiziari e fiscali efficienti e di qualità. La formazione è il fattore competitivo numero uno, per avere cittadini e operatori con spirito critico, capacità di adattamento al cambiamento, aperti al confronto con idee diverse, con conoscenze adeguate e competenze solide a cominciare da quelle linguistiche e digitali che valgono per tutti. Ma non basta formare le persone, una società per essere competitiva deve creare opportunità per i suoi talenti e attrarne da fuori. L’innovazione è creare il nuovo ma anche diffonderne l’utilizzo, e non vale solo per le tecnologie ma anche per l’organizzazione delle imprese e i modelli di business, la strumentazione finanziaria, la governance. “

I lavori della mattinata si sono conclusi con l’intervento del presidente del Formedil Massimo Calzoni che riprendendo le riflessioni fatte dagli altri relatori ha sottolineato come la crisi delle costruzioni sia strutturale, essendo in corso un profondo cambiamento del tessuto produttivo ed imprenditoriale con rilevanti conseguenze negative sulla tenuta stessa del comparto industriale. “Bisogna riflettere maggiormente su quello che ha significato questa destrutturazione, determinata innanzitutto da un crollo degli investimenti, che nel 2000 ammontavano a 37 miliardi e oggi si assestano intorno ai 10 miliardi. Un crollo a cui hanno corrisposto politiche di basso profilo in una logica di abbandono della manutenzione e della difesa del territorio, causa principale di un degrado che oggi mette a rischio sicurezza milioni di persone. E’ essenziale un cambiamento di rotta che deve essere il risultato di un approccio diverso, di uno sguardo diverso, mettendo al centro un grande piano di manutenzione, di messa in sicurezza, di rigenerazione.” Calzoni ha ricordato e ripreso le proposte e le riflessioni maturate nell’ambito dei seminari organizzati dal Formedil nelle regioni colpite dal sisma nel 2016 con formiamo il territorio sottolineando l’importanza che in un piano di ricostruzione di queste zone, “ma più in generale nell’affrontare con rigore, decisione e competenza una riqualificazione del territorio che deve considerare l’intero Paese e non solo alcune aree più arretrate. E’ essenziale che questo piano si basi su alcuni principi quale ad esempio il fare le cose bene, guardando e utilizzando anche modelli consolidati. Studiare, riprendere esperienze positive, confrontarsi e individuare soluzioni a cui attenersi con continuità e professionalità sono tutti fattori imprescindibili se si vuole realmente cambiare e puntare su un nuovo sviluppo sostenibile e connesso alle vocazioni e alle potenzialità dei territori.” Sulla stretta connessione tra pianificazione, mercato e formazione, il presidente del Formedil ha evidenziato l’importanza di comprendere meglio gli effetti dell’innovazione che non è solo tecnologica ma di mentalità e che non può che costituire un fattore da considerare nella ridefinizione dei modelli di business imprenditoriali, così come nell’organizzazione delle aziende e nelle relazioni tra di esse e con le committenze. “Ed è di fronte a questa complessità di contesto che diventa essenziale trovare un nuovo modello organizzativo nella gestione delle attività di formazione nel nostro settore. La digitalizzazione costituisce un’opportunità per ridefinire l’organizzazione territoriale, così come rafforzare la logica di rete a livello interregionale e nazionale. Vanno definiti in maniera puntuale i servizi che debbono rispondere alle nuove esigenze delle imprese e dei lavoratori, così come va costruita un’offerta di competenze per quanto riguarda i formatori, che sono sempre meno e che quindi vanno valorizzati anch’essi in una logica di rete. Dobbiamo renderci conto che dobbiamo confrontarci con un contesto e con regole che rischiano di lasciare all’edilizia e al nostro sistema la quota di lavoro meno qualificato, accentuando la nostra marginalizzazione. E invece dovremmo tornare ad essere un riferimento non solo formale ma sostanziale per una buona occupazione, per una valorizzazione delle imprese più capaci e che operano nella regolarità, per garantire così alle popolazioni edifici e opere qualitativamente adeguate.”

Tutti temi che sono stati ripresi e affrontati nella sessione pomeridiana che ha visto la discussione articolarsi in due gruppi di lavoro con oltre trenta interventi di esperti e amministratori delle scuole edili provinciali e di rappresentanti delle parti sociali. Un contributo di idee, proposte, valutazioni critiche e scambio reciproco di esperienze.

Alfredo Martini

Civiltà di Cantiere

 
 
 
 
 

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