PER UN NUOVO WELFARE A MISURA DI LAVORATORI E IMPRESE.

IL RUOLO DELLA FORMAZIONE.

Intervista a Massimo Calzoni, Presidente Formedil e Francesco Sannino, Vicepresidente Formedil.

Come ogni anno il Rapporto Formedil sulla formazione edile in Italia costituisce non soltanto un momento di riflessione finalizzato a comprendere quanto si è fatto, dove e come, ma in un’ottica più complessiva anche a mettere a fuoco quale ruolo e quali prospettive possa avere la formazione che fa capo alle parti sociali dell’edilizia. Una riflessione che oggi non può non riguardare l’intero Sistema Bilaterale delle Costruzioni (SBC). Si tratta di un’esigenza condivisa sia da parte datoriale che dalle rappresentanze dei lavoratori e che ha trovato un momento importante di confronto in occasione della Giornate nazionali della Bilateralità, tenutesi a Roma nel mese di luglio. Come si comprende la questione di una ridefinizione e di un rilancio della bilateralità non può prescindere da una valutazione dell’efficacia e dell’efficienza sul piano delle attività degli enti singolarmente e nel loro insieme. Il Rapporto fornisce una fotografia realistica delle potenzialità e dei risultati, così come mette in evidenza alcune criticità. Tutti elementi che vanno a confluire come “dati” utili alla riflessione delle parti sociali. Per questo motivo, l’introduzione che segue si caratterizza per la sua discontinuità assumendo la forma dell’intervista al presidente Massimo Calzoni e al vicepresidente Francesco Sannino, dove non i numeri sono l’oggetto principale, bensì valutazioni e idee, possibili linee guida per una ripartenza che tenga conto del profondo cambiamento che sta caratterizzando il mercato italiano delle costruzioni, così come lo stesso modo di produrre e quindi il cantiere. Ed è spesso proprio il cantiere l’ambito dove emergono con maggiore forza contraddizioni e novità che debbono trovare risposte che chiamano in causa sia il ruolo della rappresentanza che quello della formazione.

Siamo di fronte a un vero e proprio terremoto che ha caratterizzato profondamente il cantiere – sottolinea Massimo Calzoni, dove a guidare processi e a condizionare le relazioni oggi sono nuovi attori, sempre più forti e determinanti, come i produttori di materiali e chi propone e applica innovative soluzioni costruttive. A questo processo è strettamente connessa la problematica della grande varietà contrattuale che rende complessa e difficile la gestione nei cantieri. Siamo di fronte a uno scenario nel quale lo spazio delle imprese tradizionali si restringe. Per questo si deve guardare al cantiere e al suo funzionamento in modo nuovo che chiama in causa le stesse relazioni industriali. Il che vuol dire soprattutto superare la logica della guerra tra associazioni di rappresentanza e organizzazioni sindacali nella consapevolezza che se l’innovazione è oggi in mano ai produttori, agli installatori e ai manutentori allora non possiamo evitare di assumere un approccio inclusivo. C’è bisogno di un nuovo sistema di relazioni industriali fondato sul principio di fare del lavoro e dell’impresa leve importanti, anche per un cambiamento profondo del Paese. E’ in questo quadro che la Bilateralità si conferma un originale modello di partecipazione e un sistema dinamico di regolazione del confronto, che si concretizza nell’erogazione di una vasta gamma di servizi, prestazioni e progettazione condivisa. Un sistema il nostro che da anni promuove iniziative di riflessione che sono il frutto di pratiche concrete, di progetti e che da un paio di anni possono essere riassunte nello slogan “per un’edilizia sicura e sostenibile”. Uno slogan per l’edilizia del futuro che deve basarsi sulla qualità degli operatori, su una formazione continua, su regolarità, professionalità e correttezza da parte di tutti gli operatori. Condizioni che assumono oggi una rilevanza particolare di fronte alla tragedia del terremoto che ha colpito l’Italia centrale e che sono alla base della scelta fatta come Formedil di tenere le Giornate nazionali non a Roma bensì a Udine, in concomitanza con il quarantennale del terremoto che colpì il Friuli nel 1976. Come allora anche oggi le competenze giocano un ruolo fondamentale, così come la volontà ferrea di raggiungere l’obiettivo di una ricostruzione a misura delle persone e con soluzioni costruttive in grado di coniugare la nostra storia con nuove opportunità economiche e modelli abitativi rispondenti alle esigenze di oggi.

Aggiunge Francesco Sannino, “la bilateralità e il sistema che vi è stato costruito intorno costituiscono pilastri fondamentali su cui rilanciare l’edilizia. Ne sono del resto testimonianza le iniziative contro la crisi sviluppate in questi anni dalle Parti Sociali di filiera, frutto di scelte politiche lungimiranti che hanno impedito l’affermazione di un’idea di mercato con meno vincoli e meno tutele del lavoro. Nonostante le deludenti risposte da Governo e Parlamento nel favorire gli investimenti e la modernizzazione del Paese, l’originale esperienza sviluppatasi intorno agli Stati Generali delle Costruzioni, alle manifestazioni unitarie del settore con i caschetti colorati realizzate in giro per l’Italia, ai ‘manifesti’ per le regole e la qualità del costruire nel nostro Paese, così come il progetto sulla buona occupazione sono state un collante che ha impedito di lasciare il settore abbandonato a se stesso.”

Ma da dove bisogna partire per restituire vigore e protagonismo al sistema bilaterale e alla formazione edile di questo sistema in particolare?

Per il presidente Calzonisi deve ripartire dalla condivisione di alcuni presupposti. Innanzitutto dal fatto che la nostra missione è di fornire servizi reali e concreti a lavoratori e a imprese, servizi e prestazioni riconoscibili e percepibili come utili. E ciò significa che dobbiamo perseguire l’obiettivo di assicurare livelli e tipologie di servizi omogenei su tutto il territorio nazionale, abbandonando le derive pericolose e negative dell’autoreferenzialità. I dati del Rapporto evidenziano diversità e incongruenza che non possiamo più permetterci. Ma, perché ciò avvenga, è necessario costruire e dotarsi di una carta dei servizi condivisa su base nazionale, con standard precisi e fondata su criteri oggettivi da tutti riconosciuti. A cui collegare una dotazione di strumenti quali banche dati e anagrafiche di sistema, che debbono essere uniche e a cui sia semplice accedere.”

Per il vicepresidente Sanninoun ruolo importante il sistema bilaterale lo può svolgere nell’ambito della riforma del mercato del lavoro. L’introduzione del contratto di ricollocazione, e le risorse comunitarie legate al sistema di politiche attive per il lavoro possono fare di Blen.it lo strumento per offrire azioni utili a lavoratori e imprese coniugando formazione e politiche attive del lavoro. Il nostro sistema potrebbe candidarsi a operare liberamente nel mercato dei servizi a favore del mondo del lavoro, in quanto soggetto abilitato e quindi riconosciuto come struttura di intermediazione di manodopera che svolge anche formazione. Ma perché ciò avvenga in modo efficace è necessario superare le difficoltà che impediscono la realizzazione di un vero sistema degli enti paritetici attraverso la messa in rete territoriale delle banche dati per la gestione dell’attività della borsa lavoro. L’accordo per la gestione sperimentale dell’incontro tra domanda e offerta in base al D.Lgs. 150/2015 sottoscritto dalle Parti Sociali nel corso delle Giornate della Bilateralità 2016, rappresenta un altro passo nella direzione dell’attuazione di un processo che ha come obiettivo la realizzazione di un sistema in grado di sostenere la quantità e la qualità del lavoro a un sistema di tutele legato a un mondo in continua evoluzione. “

C’è condivisione piena da parte della presidenza Formedil sul fatto che ogni progetto di rilancio debba avere “due finalità: guardare all’interesse del Paese e al futuro delle nuove generazioni. Dal primo punto di vista significa porre al centro un efficiente ammodernamento del territorio, tenendo conto delle differenze ambientali, storiche e paesaggistiche. Perché costruire deve tornare ad essere un’attività nobile tornando a svolgere la nostra funzione sociale di creatori di nuova ricchezza e nuova occupazione. Dobbiamo poi operare nell’interesse dei giovani e delle future generazioni. Il che vuol dire non sprecare risorse e territorio, valorizzando la capacità di fare del nostro settore. Dobbiamo dare prospettive a saper riconoscere e garantire il valore del lavoro e delle competenze. L’auspicio è di poter costruire un grande patto dei corpi intermedi per orientare le politiche e gli investimenti pubblici a iniziative realmente utili. La sfida a cui è chiamata la bilateralità è quella di essere capace di rifondare un welfare di settore efficiente e a misura delle nuove esigenze di lavoratori e imprese.

(A cura di Alfredo Martini)

 

 

 
 
 
 
 

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