No all’improvvisazione, sì alla qualità dell’impermeabilizzazione. Questo l’obiettivo del patentino abilitativo per gli addetti alla posa di membrane bituminose, che viene finalmente rilasciato ai professionisti del settore al termine di un percorso formativo predisposto da Formedil (Ente nazionale per la formazione e l’addestramento nell’edilizia) e Assimp Italia (Associazione delle imprese italiane di impermeabilizzazione).

L’attestato mira a valorizzare il comparto dell’impermeabilizzazione, un settore che riveste un’importanza fondamentale nel campo dell’edilizia. “Una ricerca condotta dal’Università di Pisa ha evidenziato che oltre  il 50% dei contenziosi giudiziari in edilizia riguardano problematiche dipendenti da infiltrazioni idriche e dunque da una cattiva impermeabilizzazione – spiega il presidente di Assimp Italia Giovanni Grondona Viola -. Per questo motivo qualche anno fa abbiamo deciso di migliorare le prestazioni di un comparto che svolge un ruolo centrale nel processo costruttivo. E siamo partiti dalla formazione, rivolgendoci al Formedil in qualità di supervisore ed ente super partes a garanzia della riqualificazione professionale del nostro comparto”.

Ne è nato  un programma di formazione che ha coinvolto in primo luogo gli operai specializzati nella posa di membrane flessibili per l’impermeabilizzazione e che coinvolgerà presto anche gli impermeabilizzatori neofiti, dipendenti di azienda. Per poi passare alla creazione di un percorso analogo anche per la posa di membrane sintetiche. “A guidarci è stato l’intento di assicurare un iter formativo standardizzato e omogeneo su tutto il territorio nazionale, che vedesse il coinvolgimento delle aziende specializzate e delle figure competenti nelle materie specifiche – gli fa eco Massimo Calzoni, presidente del Formedil -. Così abbiamo messo a punto un format di qualità capace di offrire alle imprese quella competitività necessaria per farsi riconoscere sul mercato come partner ed esecutori affidabili e ai lavoratori il riconoscimento delle competenze fondamentale per qualificarsi come posatori certificati e garantiti dalle associazioni di riferimento”.

Il risultato ad oggi è la conclusione della fase sperimentale con quattro corsi pilota effettuati a Vicenza, Savona e Livorno e l’avvio ufficiale del primo corso ufficiale presso l’Ente Scuola Edile di Verona. Un percorso che si è concluso con il rilascio dei primi patentini abilitativi ai sensi della norma Uni 11333 (parti 1 e 2), documenti che attestano che l’impresa e i suoi dipendenti operano seguendo le buone regole dell’arte impartite dalle normative in vigore. Ad oggi 34 lavoratori su 41 che hanno partecipato ai corsi hanno ricevuto il patentino abilitativo, gli altri 7 hanno ottenuto un attestato di frequenza che consentirà loro di ripetere l’esame nei prossimi mesi.

Nei giorni a seguire verranno avviati nuovi seminari conoscitivi presso gli Enti Scuola Edile delle province di Milano, Monza-Brianza e Lodi, con l’obiettivo di presentare alle imprese di impermeabilizzazione i percorsi formativi da attuare nei mesi successivi. E nei prossimi mesi si procederà con i nuovi corsi a regime.

Alla base di ogni corso c’è la volontà di creare una sinergia sempre più forte tra le parti coinvolte nell’impermeabilizzazione, e cioè progettazione, posa e verifica. “L’esecuzione di un corretto sistema impermeabile può considerarsi eseguito a regola d’arte – afferma Grondonasolo quando ci si trova di fronte a un buon progetto, eseguito da un tecnico preparato in materia, una buona posa, eseguita da un’impresa specializzata con personale qualificato che utilizza idonei materiali alla specifica applicazione aventi elevate qualità, e la conoscenza dei criteri valutativi da parte del tecnico in sede di verifica”.

Il percorso formativo ormai rodato va ad incidere sul secondo fattore che determina la buona riuscita dell’operazione: la posa in opera. “La trasmissione del sapere che ha luogo nelle scuole edili, diffuse in maniera capillare su tutto il territorio nazionale, consentirà di migliorare la qualità del costruito attraverso la specializzazione e la certificazione reale delle competenze dei lavoratori e delle imprese” conclude Calzoni.

 

 
 
 
 
 

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