È appena uscito un libro che mette in evidenza come il paradigma socio-politico che siamo abituati a vivere necessiti di un approccio che chiama in causa tutti, chiedendo responsabilità individuale. Se non si percorre questa via la nostra società proseguirà verso il declino. Capire, far parte di questo approccio, insegnarlo ed impararlo anche in settori professionali specifici come le costruzioni parte dal formare chi poi deve appunto “costruire” questa società: i giovani ed i migranti. Il libro si china proprio su questo percorso, sia dal punto di vista teorico sia pratico.

Tra gli autori Filippo BIGNAMI e Furio BEDNARZ hanno collaborato con Formedil e con la rete Reforme in numerosi progetti internazionali e riteniamo interessante dare risalto al loro contributo ai temi della formazione e della educazione dell’individuo alla cittadinanza.

 

 

Autori:

Maria Giovanna ONORATI

Filippo BIGNAMI

Furio BEDNARZ

 

INTERCULTURAL PRAXIS FOR ETHICAL ACTION. REFLEXIVE EDUCATION AND PARTICIPATORY CITIZENSHIP FOR A RESPONDENT SOCIALITY

Prefazione di Aïssa Kadri

Sintesi del Volume

Il volume affronta l’argomento della rispondenza sociale, collocandola nel quadro delle dinamiche interculturali, segnando un caposaldo rispetto alla cittadinanza intesa come filone formativo ed educativo, particolarmente riferito ai giovani ed ai migranti, che ponga in risalto la dimensione partecipativa e responsabilizzante, senza la quale la nostra società continuerà a sfilacciarsi. In un’epoca ove la globalizzazione non sembra più significare semplicemente il superamento delle frontiere nazionali, ma piuttosto il crescente sentimento populista caratterizzato dall’isolazionismo e dal ripiegamento su posizioni difensive e di chiuusura, sostenere la prassi interculturale diventa da un verso audace e d’altro verso necessario per non far indietreggiare le società occidentali verso chine autolesionistiche. Il riconoscimento che la nostra stessa esistenza dipende dalla nostra capacità di creare un diverso paradigma formativo ed educativo ha portato gli autori a identificare nella consapevolezza interculturale un fattore verso una ridefinizione etica della convivenza sociale.

Il libro tratta dell’educazione alla cittadinanza ed interculturale come una pragmatica via incentrata sulla presa di coscienza e la responsabilità, con ciò sostenendo la responsività, vale a dire un’azione individuale e sociale nel contempo, atta ad evocare una costante responsabilità, sempre consapevole degli effetti cumulativi delle nostre azioni sulla vita di altri luoghi e finanche sulle generazioni future.

La responsabilità implica la consapevolezza critica di quelle condizioni discorsive di negazione simbolica degli altri che sono i precursori del razzismo, dell’intolleranza, della radicalizzazione e delle nuove forme di invisibilità sociale, che sono autolesioniste, dannose prima di tutto per le società che esprimono tali linee di chiusura. In termini di cittadinanza, la responsività significa abilitare gli individui con le virtù necessarie per assumere in modo responsabile e fedelmente i ruoli quali attori sociali, professionisti e consumatori. In termini educativi, l’azione rispondente si riferisce a modelli emergenti nella formazione ed istruzione, come la mobilità, la pratica riflessiva, l’apprendimento informale, la comunicazione di nuovi media, tutti mirati al consolidamento della sensibilità interculturale e ad un ideale “ecologico” e sincretico del formare.

La consapevolezza interculturale e di cittadinanza svolge un ruolo fondamentale sui giovani, sui migranti, nella preparazione di professionisti preparati ovunque essi operino, necessaria per consolidare le basi per l’etica e la società che verrà.

 
 
 
 
 

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