COGLIERE L’OCCASIONE DELLE RISORSE EUROPEE PER RILANCIARE LA FORMAZIONE IN EDILIZIA NEL SEGNO DELL’INNOVAZIONE

Il 21 marzo presso la Sala Convegni del Formedil di Foggia si è tenuto il convegno “Formazione, innovazione e competitività. L’edilizia sostenibile e il risparmio energetico al centro della programmazione 2014-2020 in Puglia”, organizzato dal Formedil Puglia.
Ed è stata l’occasione per definire strategie e progetti necessari a gettare le basi per il rilancio del settore delle costruzioni in Puglia, in particolare in quello dell’edilizia sostenibile, nell’ottica di un efficiente impiego di adeguate risorse comunitarie da impiegare nel settore della formazione professionale e della riqualificazione delle risorse umane.
Vi hanno partecipato esperti di programmazione comunitaria e rappresentanti delle istituzioni europee, nazionali e regionali, del mondo dell’impresa e del sindacato.
Per il presidente del Formedil Puglia Massimiliano Dell’Anna “la nuova programmazione dei fondi comunitari per oltre 22 miliardi destinati ad investimenti nelle regioni meno sviluppate del Sud Italia, di cui oltre 5 alla Puglia rappresenta una grande risorsa per far ripartire l’economia regionale. E’ una grande occasione, soprattutto per il settore delle costruzioni, che tra l’altro dispone di un sistema di formazione professionale di eccellenza. Siamo infatti certi che, solo investendo in questo settore, che rappresenta il 10% del PIL pugliese, l’intera economia regionale riceverà il giusto slancio per ripartire. Chiederemo pertanto alle istituzioni risorse certe per la formazione professionale erogabile dalle scuole edili provinciali, gli unici enti accreditati dal Ministero del Lavoro per questa attività.”
Nelle conclusioni il vicepresidente del Parlamento europeo Gianni Pittella ha sottolineato l’importante proposta del Formedil di candidarsi a svolgere un ruolo attivo nel puntare sull’innovazione come risposta alla crisi del settore edile. “E’ la risposta giusta da estendere anche ad altri settori. E se l’Europa vuole salvarsi deve cambiare. Serve una sterilizzazione del patto di stabilità per i prossimi 4 o 5 anni per investire nell’edilizia, nelle infrastrutture, in ricerca e formazione e nelle energie alternative. La gestione dogmatica del patto di stabilità non ci fa uscire dalla crisi e del resto appare quanto mai problematico e difficile soprattutto nelle regioni e nelle città del Mezzogiorno dove siamo alla stagnazione e alla deflazione. Va perseguito un percorso chiaro e deciso che deve portare in prospettiva a cambiare il patto di stabilità con una attenzione al sud dell’ Europa.”

 
 
 
 
 

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